1000 miliardi di alberi, dove li mettiamo?!

Allo scorso G20 i potenti del mondo hanno definito questo importante obiettivo al 2030. Sarà veramente sufficiente per contrastare l’emergenza dei cambiamenti climatici? E soprattutto, per noi che ci piace piantare alberi ovunque…dove li mettiamo mille miliardi di alberi?!

Pare che prima dello sviluppo delle città e dell’insediamento delle attività agricole e umane, sul nostro pianeta esistessero circa 6 mila miliardi di alberi (pensiamo anche solo a quello che era la Pianura Padana prima che l’agricoltura industriale facesse breccia) e che ad oggi ne siano rimasti solo 3 milia miliardi. Un gap che negli anni dall’industrializzazione si è certamente affermato e incrementato e solo ora purtroppo ce ne accorgiamo…

1000 miliardi non sono banali da piazzare soprattutto se ragioniamo all’interno delle nostre città. Sempre più si parla del verde urbano e delle sue rilevanti funzioni, ma l’effettiva cura che si dedica continua a rimanere carente e marginale. Già ad oggi è complicato far capire perché è importante tutelare quel poco di verde che è nelle nostre città…figuriamoci se dovesse aumentare in modo così importante!

E’ chiaro che il tema deve diventare una priorità per le amministrazioni pubbliche quindi destinare le giuste risorse a questo importante elemento per la nostra salute e quella dell’ambiente. Esistono comunque anche dei limiti fisici alla loro collocazione in città: a noi piacerebbe certamente di più pensare a “delle città nei boschi” piuttosto che “dei boschi nelle città” per definire un criterio di priorità nella progettazione urbanistica, ma questo non rappresenterebbe ahinoi la volontà della maggioranza né tantomeno di chi gestisce una città (a voi non piacerebbe vivere in delle casette sugli alberi?!).

Ecco quindi che la presenza di alberi rimane marginale ai viali, ai giardini di privati o di strutture pubbliche, ai parchi o alla cintura periurbana. Ma non dobbiamo limitarci a pensare agli alberi solo all’interno delle aree verdi cittadine: pratiche innovative come la rimozione del cemento possono aiutarci a trovare nuovi spazi.

Se parliamo però di così tante nuove piante, non possono essere solo le città a cambiare faccia. Tutto il territorio dovrà essere protagonista ad un ritorno del paesaggio “pre industriale” a partire dalle nostre campagne. Boschi diffusi, agroforestazione e policoltura in cui siepi ed alberature condividono gli spazi devono tornare ad essere i pattern dei nostri paesaggi che nel tempo hanno subito perdite inestimabili di biodiversità. Quindi, riforestiamo la Pianura Padana!

Uscendo però da un contesto più territoriale, un ruolo importantissimo ce l’avranno anche le operazioni di riforestazione delle foreste pluviali.

Altro tasto dolente è quello della disponibilità: arrivare al 2030 con +1000 miliardi di alberi significa fin da ora cominciare a produrli. Questo richiede uno sforzo programmatorio non di poco conto perché in meno di 8 anni dovremo riprodurli, farli crescere, stabilire dove metterli, preparare la messa e dimora e un piano di manutenzione.

Ma gli alberi ci aiuteranno veramente nella mitigazione dei cambiamenti climatici? Certamente che si, anche se non possono essere l’unica soluzione. Si stima ad esempio che un faggio adulto di circa 25 m di altezza e chioma di 15 m, possa essere in grado di assorbire una quantità di CO2 di quasi 2,5 kg/ora e considerando una vita media (in natura) di 200 anni possiamo stimare una cattura di 4380 tonnellate di CO2! Ovviamente catturare la CO2 attraverso la fisiologia delle piante dovrà essere accompagnate da soluzioni che evitino di emettere questo gas serra in atmosfera (altrimenti è solo greenwashing).

Non è poi solo una questione climatica in quanto piantare alberi e riforestare significa rigenerare i nostri ecosistemi (suolo, aria, acqua) dando rifugio a piccoli e grandi animali, quindi propagando la vita.

Nel frattempo che il 2030 si avvicina, non staremo certamente a guardare. Infatti, piantare un albero è il gesto più immediato per fare qualcosa di concreto e dare un segnale importante. Nei nostri giardini, nei dintorni di casa, nelle nostre campagne, negli angoli verdi delle città mettiamoci al lavoro e se vivete in Emilia Romagna ma non sapete dove trovare le piante potete richiederle attraverso il progetto Mettiamo Radici per il Futuro.

Buone piantumazioni!

Ortisti di Strada

Diario digitale dell’orto – maggio 2022

Maggio è un mese cruciale per l’Ortista e da questo dipende tutta la sua reputazione insieme al raccolto!

Il tempo stringe e prima dei grandi caldi e possibilmente cogliendo al meglio le tempistiche delle piogge, anche se purtroppo inesistenti, tutte le piantine della serra devono essere messe a dimora sulle aiuole.

Non è facile rimanere concentrati tra una festa e l’altra (in particolare lo Scambio Piantine!), ma siamo certi di aver fatto del nostro meglio. In ogni caso, tra un mesetto avremo il verdetto!

Diario digitale dell’orto – aprile 2022

No non ci eravamo scordati!

Siamo solo stati molto presi dai numerosi lavori che l’orto primaverile richiede.

In estremo ritardo ecco comunque qualche spunto di quello che è accaduto in questo mese di primi veri caldi e piogge (poche) rigeneranti.

scambiopiantine e saperi! – sabato 14 maggio

Così belle e così carine, il 14 maggio torna lo Scambio Piantine!

Appuntamento dalle ore 14 al CSA Spartaco in via Chiavica Romea 88 a Ravenna.

Di seguito il programma:

ORTO dietro Spartaco
Ore 14:00 Giardini Segreti a cura di Ortisti di Strada

NEI DINTORNI DI SPARTACO
– ORE 14:30 SCAMBIO PIANTINE (portati il tavolo, la sedia, vasetti e
terriccio)
– ORE 16:00  CONVERSAZIONE E RACCONTI sui temi dell’agricoltura
sostenibile e biodiversità. (aperto a tuttx)
– ORE 17: danza e performance sperimentali a cura di Deeper – Laboratori di Vita

AREA RELAX dietro SPARTACO
– BUON CIBO VEG (By Vascello Vegano) E VINO DEL CONTADINO
– ORE 14:00 Distribuzione di materiale in informatico (Distro ERF + Chi
Burdel + Spartaco)
– ORE 16: Atelier delle Verdure a cura di Fridays for Future Ravenna

LABORATORIO “SULLA VITA SFORTUNATA DEI VERMI” CON NOEMI VOLA – 1 GIUGNO 2022

Tattarata tatta tataaa!

Squilli di trombe e rullo di tamburi: Noemi Vola sarà a Ravenna mercoledì 1 giugno alle ore 17 per un laboratorio all’aperto!

☘️Prenotazione aperte da oggi.☘️

Avete letto bene: sarà all’APERTO! e per la precisione al Frutteto sociale Ravenna dietro le case popolari di via Patuelli a Ravenna con MOMO Libreria per Ragazzi.

Questo giro portiamo al frutteto l’autrice di “Sulla vita sfortunata dei vermi”, un libro illustrato che porta con sé tante riflessioni e pensieri interessanti, conditi da una buona dose di acuta ironia.

Non fatevi scappare questa occasione per incontrare questa giovane autrice di talento e sperimentare con lei la realizzazione di una piccola fanzine disegnata.

Posti limitati su prenotazione!

Per info: info@ortistidistrada.com

GIARDINI SEGRETI 2022 – 7/8 E 14/15 MAGGIO

Anche per il 2022 torna la manifestazione “Giardini segreti” organizzata e promossa dall’associazione Giardino & Dintorni di Ravenna.

Tantissimi i giardini privati e pubblici aperti che possono essere ammirati e visitati in tutta la provincia di Ravenna con ingresso gratuito. Un’occasione per scoprire e riscoprire dei veri e propri gioielli che sono presenti sul nostro territorio.

Saranno due i weekend in cui sarà possibile visitare i nostri spazi in via Chiavica Romea 88 a Ravenna in prossimità del centro sociale Spartaco ed in via Patuelli dietro le case popolari. Appuntamento per il weekend del 7-8 maggio e 14-15 maggio dalle ore 10 alle ore 18. Inoltre il 14 maggio sarà anche possibile partecipare allo scambio piantine che si terrà al Frutteto Sociale (a breve maggiori info)


I “giardinieri” offrono amore per il bello e la natura, declinato in tantissime varianti date dalla personalità e dall’essenza di ognuno e sarà interessante vedere in quante declinazioni questa bellezza può esistere.


Sulla pagina Facebook “Giardini segreti” e Instagram è possibile consultare le schede dei singoli giardini, con relativa galleria fotografica, e avere informazioni sugli orari di apertura.

I nostri orti, ovviamente, sono sempre aperti ma questo evento rappresenta sempre un’occasione in più per visitarli!

Donando alberi! Punto di ritiro presso il Frutteto Sociale Ravenna, 9 e 10 aprile 2022

Ortisti di Strada distribuisce gratuitamente 300 alberi da frutto donati da Geoplant Vivai: punto di ritiro presso il Frutteto Sociale Ravenna

Procede la collaborazione tra Geoplant e Ortisti di Strada che nel 2019 ha visto la realizzazione del Frutteto Sociale dietro le case popolari di via Patuelli a Ravenna.

Anche quest’anno vuole continuare la possibilità di valorizzare quello che altrimenti per il vivaio sarebbe considerato un rifiuto. Un’occasione per contribuire a rendere la nostra città più verde e fiorita.

Le piante saranno donate ad enti del terzo settore, associazioni e gruppo appassionati di agricoltura, che ne faranno richiesta. Per meglio gestire la distribuzione, si invita a comunicare il giorno e l’orario del ritiro precisi compilando il form al link di seguito: https://forms.gle/Ro8i4LR27Dur3wUb9

Per prenotare le piante chiederemo in anticipo dove verranno messe a dimora per poi poterle mappare!

Purtroppo essendo piante a radice nuda, non vi è la possibilità di rimandare oltre la messa a dimora per la primavera già inoltrata per cui l’invito è di affrettarsi a ritirarle e piantarle!

Le giornate disponibili per il ritiro saranno:

  • Sabato 9 aprile dalle 15 alle 18
  • Domenica 10 aprile dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18

Quest’anno al momento del ritiro verrà chiesta un’offerta libera (comunque non obbligatoria) per sostenere la campagna Spartaco R-Esiste e le spese legali per le multe a carico del centro sociale.

Le piante rimanenti saranno destinate alla valorizzazione di aree verdi presenti in città nell’ottica di preservare gli spazi comuni e con l’obiettivo di rendere le nostre città sempre più resilienti agli effetti dei cambiamenti climatici ed alimentare la biodiversità.

Per info: info@ortistidistrada.com

Diario digitale dell’orto – Marzo 2022

L’energia della primavera che si esprime tra luci, suoni, colori e profumi. Tra fertilizzazioni, rigenerazioni di aiuole, semine, trapianti si alternano momenti di pace contemplativa per gratificare e accogliere questa meraviglia!

#tecnicismiortistoidi sulla sostanza organica – Parte 2

Eccoci di nuovo a parlare di questa sostanza brunastra che abita, spesso a nostra insaputa, il suolo che calpestiamo e che silenziosamente sostiene la vita sul nostro pianeta. Nel precedente approfondimento abbiamo visto la natura chimica di questa sostanza, come si genera e perché è importante per gli agroecosistemi, per il pianeta e per il nostro orto.

In questa parte vedremo invece più nel dettaglio come preservare la sua presenza nelle aiuole del nostro orto quindi le pratiche che sono da EVITARE e quelle invece CONSIGLIATE per favorire la sua presenza nel suolo.

COSA NON FARE

Partiamo con le LAVORAZIONI

Precedentemente abbiamo parlato di mineralizzazione ovvero quel processo che vede la trasformazione della sostanza organica in sostanza inorganica quindi minerale. Questo processo è utile e necessario perché garantisce una sufficiente presenza di elementi per la nutrizione delle piante, ma se avviene troppo velocemente la tendenza è quella di consumare più sostanza organica di quanta se ne produce, oltre a non utilizzare efficientemente i nutrienti per le piante che rischiano di venire lisciviati. Il tasso di mineralizzazione dipende da diversi fattori quali la tessitura del terreno (nei terreni sabbiosi è più rapida), la temperatura (a temperature elevate aumenta il tasso di mineralizzazione), l’umidità e dalla presenza di ossigeno (nei terreni sabbiosi l’ossigeno è abbondante). L’ossigeno infatti tende ad ossidare la sostanza organica favorendo la sua degradazione. Le lavorazioni del terreno hanno un’importante responsabilità in questo senso in quanto più lavoriamo il terreno anche in profondità e più lo arieggiamo favorendo la presenza dell’ossigeno. Arieggiare il terreno è una pratica fondamentale per garantire la salute e gli equilibri dei microrganismi presenti, ma se arieggiamo eccessivamente rischiamo di danneggiare la sostanza organica. Inoltre, durante lavorazioni come la vangatura tradizionale la tendenza è quella di rivoltare la zolla con conseguente interramento della sostanza organica in profondità ed emersione degli strati più inerti del suolo. Praticare lavorazioni minime, quindi non troppo profonde e non troppo spinte e limitando al minimo il rimescolamento dei profili del terreno (magari impiegando un vanga-forca in alternativa alla vanga tradizionale) facilita una sua conservazione equilibrata.

Altra pratica derimente la sostanza organica è quello della CONCIMAZIONE MINERALE DI SINTESI

Questa pratica, che è divenuta ordinaria con l’agricoltura industriale sta rendendo i nostri terreni sempre più dipendenti da concimi di sintesi. In particolare, i concimi azotati, la fissazione industriale dell’azoto atmosferico fu un elemento centrale della Rivoluzione Verde, tendono ad assuefare letteralmente alcune categorie di batteri del suolo. L’azoto è un elemento centrale per la nutrizione delle piante in quanto è componente principale dei tessuti e influisce sul rigoglio vegetativo. L’utilizzo di concimi minerali azotati di sintesi tende a spostare l’interesse dei batteri nitrificanti del suolo verso l’aggressione di questi concimi piuttosto che trasformare e aggredire la sostanza organica. Questo nel lungo periodo rende il suolo sempre più povero di attività microbica quindi incapace di dare origine a nuovo humus. E’ importante allora limitare se non fare a meno di utilizzare concimi di sintesi favorendo invece concimazioni organiche più consone alle esigenze del microbiota del terreno.

Non da meno ovviamente l’utilizzo di PESTICIDI, FUNGICIDI E ERBICIDI

L’utilizzo massiccio di queste sostanze può portare ad una loro dispersione nel suolo provocando effetti collaterali per la microfauna e microflora del terreno che vengono letteralmente avvelenati. Questa condizione comporta una riduzione della biodiversità complessiva quindi una riduzione del fondamentale lavoro per la trasformazione del materiale organico in sostanza organica stabile.

Evitare la MONOCOLTURA

Per monocoltura si intende la ripetizione per più anni della coltivazione di un’unica specie sullo stesso appezzamento. Questo nel tempo comporta un utilizzo continuativo degli stessi elementi nutrizionali da parte delle piante quindi un progressivo impoverimento della fertilità del suolo. Oltretutto i residui colturali non vengono ad essere diversificati e questo genera una povertà nella diversità di materiale organico di partenza che arriva al terreno. Per mantenere un suolo sano ed in salute è necessario diversificare nello spazio e nel tempo quello che andremo a coltivare favorendo le policolture.

COSA FARE

In questa fase cercheremo invece di conoscere alcuni parametri da tenere in considerazione per orientarci su come sviluppare le pratiche agronomiche più funzionali in questo senso.

Il primo di cui si può approfondire è il RAPPORTO CARBONIO/AZOTO (C/N).

Questo parametro ci serve per conoscere la velocità di degradazione di una determinata materia organica quindi la sua stabilità. Se il rapporto fornisce un valore elevato vuol dire che avremo tanto carbonio e poco azoto; in queste condizioni la degradazione avviene a rilento e anzi si possono verificare carenze di azoto nel terreno in quanto i microrganismi lo consumano per degradare il carbonio sottraendolo alle piante. Solitamente questa è la condizione di materia organica con molta sostanza secca rispetto all’umidità. Viceversa, un rapporto basso rileverebbe una troppo rapida degradazione della materia organica (materia fresca e umida), quindi senza la possibilità che si formi humus stabile. Come valore di riferimento possiamo prendere quello dell’humus che si aggira attorno a 10-12 (solitamente 50 di carbonio e 5 di azoto) ma anche valori attorno a 20-30 sono utili (rapporto C/N del compost).

Rapporto C/N di alcuni materiali organici più utilizzati

Materiali OrganiciRapporto C/N
Letame maturo23
Letame mediamente maturo30-40
Letame paglioso40-60
Erba di leguminose15-20
Paglia di cereali80-100

Se il nostro obiettivo è quello di aumentare il quantitativo di sostanza organica nel terreno, quindi della possibilità che si formi humus stabile, un altro parametro di interesse è quello del COEFFICIENTE ISOUMICO che fornisce un’indicazione della quantità di humus che si viene a formare a partire da un certo quantitativo di materia organica di partenza (in forma di sostanza secca).

Coefficienti isoumici di alcuni residui colturali e materiali organici

ResiduiCoefficiente isoumico
Residui di cereali0,1-0,15
Residui di prati0,2-0,3
Sovesci freschi0,04
Sovescio maturo0,20
Letame paglioso fresco0,20 – 0,30
Letame maturo0,40-0,50

Esempio: prendendo in considerazione la produzione di humus a partire da letame maturo, sapendo che la sostanza secca è circa il 20% del peso totale e che il proprio coeff. Isoumico è pari a 0,45 avremo che ogni 4 kg di materiale distribuito su un mq porteranno alla produzione di circa 360 g di humus per metro quadro.

A questo punto è necessario capire con quali pratiche possiamo operare tenendo in considerazione dei parametri descritti sopra.

La FERTILIZZAZIONE ORGANICA

E’ certamente la pratica più immediata per raggiungere questo obiettivo. La fertilizzazione organica si può operare con diversi elementi come letame, pollina, compost, paglia, cippato, foglie, sfalci anche miscelati tra loro. Anzi è importante mischiare assieme vari materiali per garantire un buon equilibrio tra il carbonio (es. foglie e paglia) e l’azoto (es. il letame). Grosso modo si può considerare valida una “sbadilata” di letame, ogni 4-5 “sbadilate” di paglia o cippato. Per quanto riguarda il letame si possono scegliere diverse qualità (equino, vaccino, pecora ecc). Tendenzialmente il letame equino è quello più indicato per l’orto per le medie caratteristiche fisiche e nutrizionali.

Esempio di caratteristiche del letame di cavallo: ogni tonnellata di letame di cavallo contiene circa 6,7 kg di azoto, 2,3 di fosforo e 7,2 di potassio, quindi proporzionato alle dimensione di un orto apporteremo 670g di N, 230g di P e 720g di K ogni 10 kg di letame equino utilizzato (ovviamente non tutta questa quantità sarà biodisponibile per le piante).

Anche il compost rappresenta un validissimo alleato per garantire la fertilità del suolo ed è un ammendante già completo. Il suo titolo, quindi la % di elementi nutritivi sulla massa, ovviamente è molto variabile in funzione del materiale di partenza con cui è stato ottenuto: 1,5/2,3 di N – 0,7/1,3 di P – 1,4 di K. Di questo potremmo parlarne meglio in un approfondimento specifico insieme agli elementi della nutrizione vegetale.

I momenti più indicati per effettuare la fertilizzazione organica sono quelli di fine dell’estate/inizio autunno (prima delle piogge), oppure a inizio primavera se non troppo piovosa.

Il SOVESCIO

Altra pratica fondamentale per arricchire la fertilità del suolo. Prevede la semina di un mix di essenze vegetali oppure specie selezionate che solitamente comprende leguminose, brassicace, composite e altri fiori selvatici che hanno la capacità di fornire azoto al terreno, struttura attraverso le radici o sostanze particolari per l’eliminazione dei patogeni oltre che a garantire il servizio ecosistemico dell’impollinazione. Una volta cresciuto, il sovescio viene sfalciato e lasciato sul terreno a decomporre. Solitamente si indica di interrare lo sfalcio ma questa pratica non farebbe altro che creare problemi di anaerobiosi e perdere sostanza organica. Per le leguminose tendenzialmente lo sfalcio avviene durante l’epoca di fioritura perché in questo modo apportano più azoto nel terreno. In generale però se l’obiettivo è di creare humus stabile per il suolo, meglio sfalciare quando le essenze non sono più verdi. E’ possibile seminare il sovescio in autunno prima dell’inizio dell’inverno oppure poco prima dell’inizio della primavera.

La COPERTURA DEL SUOLO

L’obiettivo di questa pratica è quello di garantire una costante copertura del suolo coltivato attraverso pacciamatura che può essere caratterizzata da materiale vegetale in decomposizione come foglie, compost, fieno o paglia oppure può essere una pacciamatura viva come un sovescio o una consociazione colturale. L’importante è proteggere il suolo dagli agenti atmosferici (acqua e vento) che potrebbero eroderne gli strati superficiali allontanando la sostanza organica. Oltretutto una copertura costante del suolo garantisce anche un suo nutrimento costante. Inoltre, coltivare vicino a siepi o alberi quindi creando una sorta di “effetto bosco” aiuta enormemente il terreno in quanto protetto e concimato naturalmente.

Ecco allora qualche linea guida, sicuramente non esaustiva, di come poter rendere i terreni che ci sorreggono sia fisicamente che dal punto di vista alimentare più sani e ricchi quindi più resilienti. Una comunità è fortemente dipendente dalla salute del suolo che la nutre pertanto come umanità tutta dovremmo prendere in carico questo obiettivo di prendercene cura anche per la nostra stessa sopravvivenza.

Cominciamo ognuno dal proprio orto!

Diario digitale dell’orto! – Febbraio 2022

Forse perchè munito di soli 28 giorni, anche febbraio è volato insieme ad un sacco di attività! Dalle intramontabili giornate di scambio semi alle ormai necessarie operazioni di guerrilla gardening (fisiologicamente necessarie), per poi arrivare alle opere ingegneristiche più avanzate e concludersi con della sana attività formativa.

E’ vero, pochi lavori nell’orto in senso stretto, ma la primavera sta arrivando.

Lo vedrete nel Diario di marzo!

#TecnicismiOrtisotidi sulla Sostanza Organica – Parte 1

Cos’è la sostanza organica? Perché è importante per il pianeta e per il nostro orto?

Primo approfondimento della serie #TecnicismiOrtistoidi (ma non troppo tecnici!) su argomento fondamentale e non banale, che un po’ alla volta approfondiremo dal teorico al più pratico, ovvero l’affascinante e strepitoso universo della sostanza organica cercando di capire cos’è, come conservarla e come arricchirne il nostro suolo!

Vi siete mai chiesti dove vada a finire tutta quella montagna di rifiuti organici che produciamo oppure tutta quella biomassa prodotta da un bosco o da una foresta? Ad un certo punto avviene una trasformazione un mutamento di quelle sostanze che prima erano ordinate in foglie di una chioma, in radici, in rami, nella carcassa di un animale o nelle spoglie degli organismi che abitano il suolo ecc.

In realtà questo processo mutativo ma anche trasmutativo non avviene all’improvviso ma gradatamente…possiede i suoi ritmi come ogni cosa! La dimensione temporale di questo processo dipende da diversi fattori a partire dal tipo di materiale che si decompone, dal tipo di suolo e dalle condizioni climatiche.

Ma cosa succede nello specifico? Prendiamo l’esempio di una foglia che cade a terra: questa è costituita da vari elementi come cellulosa, zuccheri, proteine, pigmenti e sali minerali. Come è facile intendere leggendo questi ingredienti, si tratta di nutrimento! Ma nutrimento per chi?

E’ pappa buona per tutti quegli organismi più o meno visibili che abitano silenziosamente il suolo ma compiono un servizio di pulizia per tutto il pianeta! Pensiamo in primis ai lombrichi, ad insetti terricoli poi tutti i batteri del suolo che lo mantengono vitale, insieme ai funghi, protozoi e altri organismi. Un banchetto in cui ce ne è per tutti! A questo importante lavoro si aggiunge quello delle componenti atmosferiche, quindi basse e alte temperature, radiazione solare, pioggia ecc.

La nostra foglia è quindi stata spezzettata in quelle componenti che la caratterizzano. Queste componenti diverranno parte della biochimica del suolo e potrà subire due differenti destini: uno che è quello della completa mineralizzazione ovvero del passaggio allo stato minerale quindi divenendo componente alimentare di cui le piante possono direttamente nutrirsi, oppure si possono legare con altre componenti presenti nel terreno andando a costituire l’humus, sostanza misteriosa su cui ancora oggi la scienza ha dei dubbi su come effettivamente venga a generarsi.

Ecco, se la parte rapidamente mineralizzata può essere facilmente consumata o persa all’interno del suolo, l’humus invece garantisce una presenza stabile nel terreno (con differenze temporali in funzione della materia organica di partenza) quindi apportando notevoli benefici.

La presenza di sostanza organica stabile nel terreno garantisce una maggior struttura del suolo e conferisce un più equilibrato rapporto tra la macro e la microporosità del terreno che a sua volta garantisce una buona aerazione e maggior contenuto di acqua (allo stesso tempo evitando i ristagni idrici). Questo perché per le sue proprietà elettrostatiche e strutturanti favorisce la formazione dei glomeruli che impediscono al suolo di compattarsi. Inoltre, la sostanza organica agisce anche a livello delle caratteristiche chimiche del terreno esercitando un effetto tampone quindi impedendo brusche variazioni di pH. La sostanza organica è elemento di resilienza per il suolo e tutto l’ecosistema, in quanto capace di fungere da filtro impedendo a sostanze inquinanti di raggiungere falde e corsi idrici. Non dimentichiamoci poi che un suolo ricco di sostanza organica è un suolo ricco di vita (in particolare microbica) e un suolo ricco di vita è un suolo sano che garantisce anche cibo sano.

A proposito di cibo, prima si è parlato della mineralizzazione della sostanza organica e della possibilità da parte delle piante di avere a disposizione sostanze elementari da poter utilizzare come nutrimento. La presenza di sostanza organica stabile favorisce la lenta cessione di sostanze minerali per le piante garantendo un’equilibrata nutrizione nel tempo, quindi anche un adeguato livello di fertilità del terreno.

Inoltre, altro aspetto fondamentale in cui la sostanza organica ci può aiutare è quello della capacità di fissare il carbonio atmosferico (vedi precedente approfondimento sul cippato) che sappiamo essere un gas climalterante quindi contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Le componenti a base di carbonio della nostra foglia caduta a terra sono state infatti inizialmente rimosse dall’atmosfera con il processo di fotosintesi clorofilliana, fissate nei tessuti della foglia, poi attraverso decomposizione ed umificazione sono divenute parte integrante della sostanza organica.

L’agricoltura ad oggi in Europa favorisce per il 10-12% delle emissioni di CO2 in atmosfera in particolare attraverso il gas metano (allevamenti) e protossido di azoto (cambio d’uso del suolo). Secondo l’IPCC (l’International Panel on Climate Change), l’agricoltura grazie all’organicazione del carbonio atmosferico quindi poi suo stoccaggio nel terreno avrebbe il potenziale di captare 5-6 Gt di CO2 entro il 2030 (l’89% di questo carbonio sequestrato può avvenire anche solo attraverso una migliore gestione dei terreni agricoli). 

Ecco allora perché è importante mantenere adeguati livelli di sostanza organica nel terreno sia per migliorare le prestazioni del nostro orto ma anche per diminuire la quantità di carbonio in atmosfera che ad oggi ammonta a quasi 420 parti per milione di CO2.

Purtroppo, nonostante ci sia ormai ampia conoscenza dei benefici dell’humus e della materia organica nei suoli non vi è ancora sufficiente consapevolezza su di una sua corretta gestione. Un quantitativo medio che si può considerare per la quantità di sostanza organica nel suolo è circa del 2%. Con l’intensificarsi dell’agricoltura e a seguito dei cambiamenti climatici che alimentano i processi di desertificazione questi valori stanno sempre più diminuendo.

E’ quindi importante agire con strategie finalizzate alla rigenerazione dei suoli per garantire la sicurezza alimentare e la salute degli agroecosistemi nel tempo.

Fatta questa premessa, e ormai la foglia caduta a terra si è decomposta del tutto, vedremo a brevissimo con la seconda parte di questo approfondimento come gestire al meglio la sostanza organica nel nostro orto e cosa utilizzare per valorizzarla al meglio!