ORTISTI DI CASA – La vermicompostiera domestica

In queste giornate di reclusione forzata è sicuramente doveroso fare una riflessione sui propri stili di vita e tra tutti, l’impatto di cui ci accorgiamo più facilmente è quello relativo alla nostra produzione di rifiuti.

Ovvio che oltre a dover necessariamente ridurre la quantità di materiale indifferenziato e sopratutto della plastica, se osserviamo cosa finisce all’interno dei bidoni di casa, c’è sicuramente tanto rifiuto organico. E se questo provassimo a smaltircelo in autonomia?? (ovviamente se disponiamo di un piccolo spazio esterno, ma non è detto).

Abbiamo parlato tante volte di compost e dei progetti di Compostaggio di Comunità (ormai lo sapete bene che siamo dei fissati) e della sua importanza nel mantenimento di suoli sani, quindi come base per lo sviluppo della biodiversità (che oggi come mai vediamo essere un elemento centrale per la salute degli ecosistemi e per la nostra salute).

Questa volta però non vogliamo parlarvi di compost, bensì di vermicompost!!

Il vermicompost è il prodotto della decomposizione di materiale organico ad opera di Eisenia foetida, Eisenia andrei ed Eisenia hortensis. Queste tre specie di lombrichi sono quelle principalmente utilizzate nel processo di compostaggio grazie alla loro efficienza in termini di tempo e per capacità di adattamento alle diverse condizioni tecnico-logistiche in cui vengono allevati.

Il più utilizzato tra questi è Eisenia foetida chiamato anche Tiger worm. A differenza del Lombricus terrestris (per intenderci quello che troviamo nel terreno quando lavoriamo l’orto), non costituisce gallerie in profondità, bensì rimane in superficie nutrendosi dei resti in decomposizione di matrici vegetali. Questa specie è attiva in un range di temperatura compresa tra i 0 e i 35°C ma fornisce prestazioni ottimali tra i 15 ed i 25°C, inoltre in determinate condizioni può vivere dai 2 ai 5 anni. Pensate che gli adulti si nutrono ogni giorno di una quantità di cibo pari al loro peso corporeo (0,55 g) e si riproducono molto velocemente (circa 3/4 lombrichi da un singolo individuo ogni 20 gg circa), quindi nelle migliori condizioni immaginatevi la quantità di rifiuti che macinano!!

Per la realizzazione della vermicompostiera, possono essere somministrati loro quasi tutti gli scarti alimentari (residui di frutta, verdura e gusci d’uovo) ad eccezione però di:

  • Aglio, cipolla, scalogno e porri che oltre ad essere conosciuti per le loro proprietà vermifughe, durante il processo di compostaggio possono rilasciare odori sgradevoli, soprattutto se il procedimento avviene in condizioni anaerobiche (senza ossigeno)
  • Agrumi in generale, in quanto troppo acidi (e se non biologici potrebbero essere trattati con delle cere)
  • Ananas, che oltre che ad avere acidità troppo alta, contiene un enzima tossico per i lombrichi
  • Carne e latticini
  • Lettiere di animali domestici

Vanno invece molto bene i fondi del caffè, bustine del tè e gusci di uova. I gusci di frutta secca (noci e nocciole) e i noccioli delle drupacee solo moderatamente in quanto molto resistenti alla degradazione ma comunque utili ad areare il composto.

Al momento della somministrazione degli scarti, che dovrebbe avvenire 1 volta ogni settimana o due settimane nella misura di 6 kg al massimo per volta per le utenze singole (poi dipende ovviamente dalla dimensione del contenitore), è importante che questo sia sminuzzato il più possibile (soprattutto i composti ricchi di cellulosa come i tutoli dei broccoli o la scorza dell’anguria) per permettere l’aggressione facilitata da parte dei microrganismi decompositori, dal momento che questi vermi sono sprovvisti di denti e aspirano, invece, i prodotti degradati preventivamente dai batteri.

A seconda della quantità di scarti da degradare, unitamente allo spazio a nostra disposizione, possiamo optare per diverse modalità di allevamento. Tra le tante, quella che si addice maggiormente ad hobbisti che vogliono cimentarsi in questa attività partendo con piccole produzioni, la scelta più appropriata è quella realizzabile a partire da un bidone o da una cassetta di legno opportunamente costruita. Nel caso si volesse optare per la prima tipologia, è necessario che sul coperchio vengano praticati dei fori per consentire il passaggio dell’ossigeno e che sul fondo venga inserito un rubinetto per lo scolo periodico e costante del liquido prodotto dall’attività dei lombrichi (conservatelo perchè è un ottimo concime per le piante!!). Inoltre, potete inserire un retina sul fondo della vermicompostiera per favorire l’arieggiamento.

Fondamentale è la scelta del posizionamento della vermicompostiera che dovrà essere messa al riparo dalle radiazioni solari eccessive che rischierebbero di far aumentare troppo la temperatura all’interno del bidone e anche dalle precipitazioni abbondanti che provocherebbero la fuga dei lombrichi a causa del ristagno che si verrebbe a creare e che porterebbe a sua volta all’avvio di fermentazioni anaerobiche indesiderate.

Inoltre, bisogna tenere conto anche della temperatura la quale, al di sotto dei 10°C e al di sopra dei 30°C, rallenterebbe il metabolismo dei lombrichi per cui, nelle condizioni descritte, si dovrà avere l’accortezza di razionalizzare il cibo somministrato per evitare l’insorgenza di processi fermentativi anaerobici unitamente allo sviluppo di moscerini. Anche il posizionamento in casa va bene dal momento che, se il processo procede correttamente, il substrato odorerà gradevolmente di terriccio di sottobosco e quindi non genererà cattivi odori; l’importante è che all’interno del contenitore non ci sia luce in quanto i lombrichi sono generalmente tutti lucifughi

A prescindere dalla tipologia di vermicompostiera che si sceglierà, è importante dapprima ricostituire l’habitat adatto ad ospitare i lombrichi, posizionando sul fondo del recipiente, fino a ricoprire un’altezza di circa 20-30 cm, del materiale carbonioso che assorba umidità. Nello specifico, si consigliano strisce di carta di giornale (non trattato con sostanze nocive), carta, cartone, gusci di uova, foglie secche…i quali dovranno essere poi inumiditi (ma attenzione, non inzuppati di acqua perchè poi potrebbero svilupparsi delle muffe!!).

Successivamente posizioniamo i lombrichi sopra questa lettiera nella quantità di due manciate, circa una decina, acquistabili  dagli allevatori più vicini a voi oppure presso i rivenditori di materiale da pesca chiedendogli i vermi rossi di terra (e dove li troviamo adesso i lombrichi!?). Altrimenti, vista la situazione attuale, potete optare per i lombrichi che trovate all’esterno (anche se non sono proprio l’ideale visto che tendono a scavare gallerie più profonde).

Procediamo quindi distribuendo un leggerissimo strato di vermicompost o compost già pronto, che fungerà da starter microbico per velocizzare il processo di degradazione degli scarti di cucina. Come ultima operazione, ricopriremo il tutto con dei fogli di giornale, cartone o uno straccio/stoffa (che non sia trattata con prodotti nocivi) per mantenere un adeguato livello di umidità e per favorire la risalita dei lombrichi nei primi strati del cumulo dove verrà posizionato il cibo.

Per la prima settimana è importante non dargli subito da mangiare o comunque pochissimo dal momento che i lombrichi si devono dapprima ambientare al luogo. Aspettate che gli scarti vengano quasi completamente degradati prima di aggiungerne altri, in quanto un sovraccumulo di questi potrebbe innescare processi di fermentazione anaerobica assolutamente sgraditi dai lombrichi, oltre che consentire la proliferazione di moscerini. A quest’ultimo problema si può rimediare seppellendo gli alimenti appena sotto la superficie del vermicompost che via via si formerà.

Per un corretto processo di vermicompostaggio, unitamente agli scarti umidi da cucina è importante  aggiungere a questi del materiale carbonioso (carta, cartone, foglie secche, segatura o paglia) che permetta inoltre di assorbire eventuale umidità in eccesso. Anche per questi materiali è basilare che vengano sminuzzati il più possibile per migliorarne l’attaccabilità da parte dei microrganismi.

Potrebbe capitare che poco dopo l’avvio della vermicompostiera, i lombrichi tentino di scappare a causa di diversi fattori tra cui:

  • pH acido
  • Avvio fermentazioni anaerobiche dovute alla mancanza di ossigeno responsabili della produzione di cattivi odori
  • Umidità in eccesso dovuta alla presenza eccessiva degli scarti da cucina rispetto ai materiali carboniosi

Nel primo caso basta diluire un cucchiaio di bicarbonato di sodio in un litro d’acqua e somministrarlo e parallelamente rimuovere eventuale presenza di agrumi; nel secondo caso, in condizioni normali, grazie al sistema di gallerie create dai lombrichi, l’ossigeno circola adeguatamente all’interno del composto ma se così non fosse, si possono aggiungere materiali carboniosi in grado di creare un volume valido anche nel terzo caso per assorbire l’umidità in eccesso.

Fino ad ora sono stati elencati gli accorgimenti e le cure standard che bisogna mantenere per la corretta gestione  dell’attività ma per rendere più efficiente il processo di trasformazione e per sopperire ad eventuali altri problemi che potrebbero insorgere, bisogna osservare ed analizzare più approfonditamente le caratteristiche fisico-ambientali del luogo in cui si andrà a riporre la vermicompostiera e all’interno del processo stesso di compostaggio.

Su scala aziendale, il vermicompost consentirebbe di ridurre in modo consistente i costi del compostaggio dovuto ai pochi materiali impiegati, ai ridotti tempi di degradazione dei prodotti di partenza e per l’energia minore richiesta per il processo di trattamento del rifiuto. Allo stesso tempo permetterebbe l’aumento dei posti di lavoro e del fatturato di questo settore e di quello agroalimentare in favore di un’economia circolare più resiliente soprattutto considerando che il 33% dei suoli del mondo sono degradati principalmente a causa dell’agricoltura intensiva che ne ha ridotto pericolosamente il contenuto di sostanza organica, determinando così forti riscontri negativi a livello ambientale, sociale, culturale ed economico.

A titolo di esempio vi segnaliamo questi 2 video che fanno vedere alcune tipologie di vermicompostiera domestica:

  • con cassetta di legno al LINK
  • con bidoncino al LINK

 

Allora, vi piace l’idea di passare tempo in compagnia con gli amici lombrichi?!

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