Il Giardino come unione di Natura e Cultura

Che cos’è la Natura? E per quale ragione la cataloghiamo come elemento strettamente indipendente dalla Cultura?

Probabilmente, la risposta al quesito, ha radici storiche longeve che possono essere ripercorse fino agli anni della scienza moderna, o ancor più indietro, quando gli antichi filosofi sviluppavano varie forme di pensiero.

Sta di fatto, che la Cultura è una proprietà intrinseca dell’Essere Umano. Talmente caratterizzante, da avere un peso prevalente rispetto alle condizioni imposte dal Codice Genetico.  La Cultura può essere definibile come un insieme ideologico, simbolico e comportamentale che è stato storicamente impartito ad un determinato gruppo di individui. Questa summa di nozioni, informazioni e costumi sociali diviene la “cassetta degli attrezzi” per accostarsi al mondo. L’Essere Umano non nasce sapendo già ciò che deve fare,  ma lo apprende grazie all’interazione con gli schemi culturali che lo caratterizzeranno.

Se la definizione di Cultura non è affatto semplice, nonostante essere una creazione dell’Uomo, quella di Natura è ancor più estranea e complessa per garantirne una comprensione piena. Quando si parla di Natura, spesso la prima visione che la mente ci accosta è quella relativa alla natura incontaminata, un ecosistema in cui l’uomo non è mai intervenuto, oppure è da molto tempo che non vi interviene. Ed ecco la grande separazione: la Natura spesso è percepita come un elemento con cui l’Uomo non interagisce. Quindi l’Uomo non è Natura?

L’Uomo è inevitabilmente Natura. Questo stretto legame è andato sempre più allontanandosi nel momento in cui “un tipo” di Cultura è subentrata come strumento di sopravvivenza dell’Uomo. Dico “un tipo”, in quanto la Cultura ha sempre fatto parte del nostro corredo etologico, ma ha sviluppato declinazioni differenti su base di differenti contesti. Quel “tipo” , cui mi riferisco, riguarda la Cultura della discriminazione delle parti della Natura, di una sua riduzione e semplificazione, che ha contribuito a pratiche di sopraffazione nei suoi confronti.

Quindi, detto ciò, come posiamo definire il Giardino? E’ frutto delle correnti casualmente ordinate della Natura, oppure del Genio Umano indirizzato da canoni definiti dalla Cultura?

La risposta a questa domanda è in realtà molto personale. Ogni giardiniere-orticoltore percepisce un significato ed un peso differenti quando modella il proprio spazio coltivato. C’è a chi piace la geometria e quindi esercita una maggiore imposizione culturale e chi invece lascia ampia libertà espressiva all’ecosistema.

Per quanto ci riguarda, il Giardino è elemento di ritorno, di ascolto, di co-evoluzione. Un luogo in cui è possibile percepire il sottile compromesso tra la spontaneità del fluire naturale e l’artificio umano, in cui il “biodiverso” non compete, ma diviene elemento strutturale imprescindibile. Un equilibrio tra piante selvatiche ed addomesticate, sintesi dell’auspicabile futuro rapporto dell’Uomo con la Natura in contrapposizione al quel “tipo” di Cultura dominante dell’occidente.

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