Rilfessioni sulla “Via della Sobrietà” di Pepe Mujica

Giovedì 30 agosto, la Festa dell’Unità di Ravenna, ha avuto la possibilità di ospitare un grande personaggio del pensiero politico ambientalista, indirizzato ad una precisa analisi circa la necessità di invertire i paradigmi che l’attuale sistema economico tende ad imporci.

Stiamo parlando di Pepe Mujica, già presidente dell’Uruguay e noto per le sue battaglie in nome dei diritti, oltre che per aver sposato un’ideologia di governo fondata su di una particolare attenzione nei confronti degli “ultimi”. Vederlo e sentirlo di persona, ha profuso sicuramente una grande speranza nei confronti di quelle che saranno le sfide e le insidie del futuro.

Punto centrale del suo illuminante discorso è stata la stretta correlazione che esiste inevitabilmente tra il “Sistema” e la “Cultura”. Da una parte quindi abbiamo un motore che genera ed alimenta la nostra società e dell’altra abbiamo le componenti di quel motore, le cui responsabilità ne indirizzano il funzionamento. “L’uomo è inevitabilmente un animale politico…in quanto si trova a vivere in società”. L’uomo, quindi il suo pensiero, le sue aspettative e necessità, diventa la componente del Sistema. Questo motore ha però una componente inerziale rilevante, tanto da non manifestare particolari mutamenti nel suo funzionamento, nonostante piccole modificazioni delle sue componenti…ma l’inerzia, prima o poi si esaurisce.

Viviamo nell’epoca del consumismo spinto, in cui ci troviamo a dedicare ore ed ore della nostra vita a lavorare per il profitto di altri. Questa condizione di “feudalesimo moderno” è motivata dalla necessità di accumulare ricchezze…le stesse ricchezze che ci conferiscono sicurezza ed una discreta condizione sociale. Le ricchezze sono poi sperperate in materia, la cui reale utilità e necessità rimane discutibile, in nome di un profitto che vede nel PIL, l’unica vera via di salvezza. Quelle “materie” non “sono pagate con il denaro, ma con il tempo che abbiamo dedicato per ottenerlo”. E quali sono le conseguenze? Consumo ingente di risorse quindi danni agli ecosistemi, differenze sociali quindi tensioni politiche, malessere psicofisico quindi infelicità… l’uomo da animale politico e sociale, si trasforma in “uomo macchina”, sterile componente del Sistema.

I politicanti e governanti hanno un’importante responsabilità nel rappresentare un modello, che non è solo economico, ma sopratutto uno stile di vita. Chi esalta i valori del potere e della ricchezza, infonde una lettura malata di quelli che possono essere gli obiettivi e lo scopo di questa vita. I valori dello sviluppo, della produzione, della crescita lineare, devono essere rivisti all’interno delle agende politiche, in quanto obsoleti e dannosi per tutti.  

Ma come reagire allora? Abbandonare ogni forma di ambizione materiale ed abbracciare i valori che da sempre uniscono gli essere umani.

Prima di acquistare compulsivamente qualsiasi cosa, chiediamoci se veramente ci occorre, se ci possono essere alternative, domandiamoci da dove viene…facciamo un bilancio delle conseguenze di un nostro possibile acquisto. Quest’ultimo punto è particolarmente importante nei confronti di quello che mangiamo: l’acquisto di prodotti locali e derivanti da un’agricoltura etica è una necessità indiscutibile. E non si possono ricevere lamentele nei confronti di un “prezzo” inadeguato, da persone che magari hanno l’automobile di proprietà o si fanno le vacanze ai Caraibi e magari sono pure fumatrici. Questo non vuole essere un giudizio, ma semplicemente un invito a riflettere su quelle che abbiamo reso le maggiori esigenze nella nostra vita. In quel prezzo, c’è il risparmio della Comunità verso possibili danni conseguenti. Consumiamo meno e consumiamo meglio e ancora meglio, autoproduciamo!

Noi, componenti di quella macchina Sistema, possiamo fare molto per cambiarne la rotazione degli ingranaggi. E fortunatamente, esistono ancora persone di spessore che girano il Mondo per ricordarlo. 

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