Gli Orti Urbani, toccasana per noi e le città: uno studio a dimostrarlo

Proprio così, la scienza ha emanato il suo verdetto: gli orti urbani fanno bene all’ambiente, alla società ed all’economia. E’ quanto risultato dallo studio dell’Università di Bologna, coordinato dal progetto europeo SustUrbanFood. Un’iniziativa finalizzata al monitoraggio “bottom-up” degli aspetti benefici degli spazi coltivati in città, presenti in Italia ed in Europa!

Diciamo bene che un pochettino già lo sospettavamo, altrimenti non avremmo investito tante energie a dare vita a tutti quegli spazi, che allo stato attuale ci troviamo a curare e frequentare.

Ok che di base possiamo manifestare cenni di follia (quella “buona” si intende), ma è chiaro che da tempo riconosciamo l’importanza di allestire spazi coltivati all’interno delle città. Motivazioni che non si limitano alla sempre più impellente necessità di trovare modalità intelligenti per produrre il proprio cibo, ma che riguardano anche altri aspetti della vita in città: la socialità, la rigenerazione, la vivibilità dei luoghi e, perchè no, anche le proprie tasche.

L’aspetto sociale è sicuramente quello umanamente più interessante. Spesso ci capita di interloquire con personaggi che si trovano a passeggiare lungo gli stradelli che costeggiano il Parco Teodorico. Sfido a non rimanere incuriositi da loschi soggetti nell’intento di zappare uno spazio prima infrequentato, se non dall’inestirpabile gramigna e ora ricco di colori e forme particolari. Spesso si fermano, chiedono cosa stiamo combinando, come fare a partecipare al progetto e non mancano occasioni in cui anziani non si risparmiano nel darci preziosi consigli.

Quello della rigenerazione ambientale ha invece un riscontro sicuramente più pratico. Infatti, la realizzazione di un bell’orto, può rendere più interessante un luogo che prima non lo era. Uno spazio vuoto ora caratterizzato dalla pienezza di un raccolto. Inoltre, se gestito in una certa maniera, lo spazio coltivato può presentarsi più ricco in termini di pool genico di biodiversità, utile ad elevarne lo stato ecologico. Così, insetti e piccoli animali possono trovare il loro habitat ideale, riuscendo a fuggire dalla tristezza del cemento e dai pericoli e frastuoni del traffico. Per non parlare dell’aria, decisamente più leggera e piacevole da respirare. Una valorizzazione ecologica e sociale delle periferie urbane.

L’aspetto economico è senza ombra di dubbio non secondario: a quanto sembra, autoprodurre il proprio cibo è economicamente più vantaggioso che acquistarlo. Ovviamente, più si cerca di ridurre l’apporto di input esterni, più il margine di utile aumenta (diminuiscono i costi). Ecco quindi l’importanza di farsi il compost e favorire la biodiversità, per ridurre il numero degli interventi contro eventuali parassiti. Dallo studio emerge che per garantirsi un approvvigionamento annuale sufficiente per tutto l’anno, bastano 20 mq coltivati! (ovviamente dipende cosa si coltiva). Una superficie gestibile anche dai più indaffarati.

Non parliamo poi della prestanza fisica dei temerari ortisti che settimanalmente si trovano a zappare, vangare, cavare l’erba, spostare cose… tutto risparmiato in palestra e cure mediche. Cibo non solo per la pancia, ma anche per la mente.

Insomma, tutti questi vantaggi non sono più solamente argomentazioni di un gruppo esiguo di scapestrati che vorrebbero delle città dentro ai boschi, piuttosto che dei boschi nelle città, o vedere persone che si coltivano il proprio spazio verde davanti a casa, o che trattano il loro rifiuto umido come fosse oro colato (colato si, magari oro no).

Ora, tutto questo è ufficialmente approvato da studi approfonditi e non ci sono più scuse per non cominciare a coltivare da domani!

Vedrete che non ve ne pentirete e la Comunità ringrazia ;).

Invadiamo gli spazi verdi!

 

Per approfondimenti:

https://magazine.unibo.it/archivio/2018/08/21/gli-orti-urbani-fanno-bene-all2019ambiente-alla-societa-e-all2019economia?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

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