La Stabilità dell’Agroecosistema – Successioni Ecologiche

E dopo aver imparato a riconoscere le varie componenti dell’agroecosistema e le loro relazioni, veniamo ad un aspetto molto importante del pensiero agroecologico. In natura, nulla è statico, ma subisce numerose modificazioni. Questi processi evolutivi sono inevitabili e convincersi di poterli controllare nel lungo periodo con un enorme investimento di energia, è sicuramente poco razionale. Meglio scendere a compromessi…vediamo perchè.

Gli ecosistemi, prima di raggiungere una condizione di maturità, sono ordinariamente soggetti a delle trasformazioni continue nel tempo, che prendono il nome di Successioni Ecologiche. Le successioni, si verificano grazie all’incessante flusso energetico che caratterizza il sistema. Un processo di questo tipo, incomincia dalla colonizzazione delle cosiddette specie pioniere, ovvero quegli organismi vegetali, ad esempio muschi, in grado di insediarsi negli ambienti più inospitali. Questi primi insediamenti, hanno il compito di preparare l’ambiente per renderlo più ospitale alle specie “superiori” (specie degli stadi successionali tardivi) e quindi più esigenti, che seguiranno. Vengono quindi ad alternarsi una serie di “stadi serali” che possono essere così schematizzati:

muschi –> piante erbacee –>arbusti –> alberi

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L’immagine rappresenta gli stadi sopra citati (da anisn.it)

 

Nel momento in cui gli stadi tardivi si saranno insediati, l’ecosistema acquisterà stabilità raggiungendo la condizione di Climax ovvero una condizione di equilibrio tra le varie comunità viventi ed i flussi energetici. Non è comunque vero che ogni stadio si verifica sempre e necessariamente, ma possono verificarsi dei “salti”.

La trasformazione di un ecosistema a partire da un ambiente vergine viene definita primaria, mentre nel caso si alteri un ecosistema già in equilibrio si tratterà di una successione secondaria. Quest’ultimo caso è tipicamente imposto dall’agricoltura moderna, che porta ad un radicale mutamento degli equilibri ecosistemici attraverso una forte semplificazione.

Lavorando continuamente il suolo ed estirpando ogni singola pianta spontanea, si forza l’agroecosistema a “resettare” il proprio percorso successionale. Questo, in risposta, continuerà imperterrito a tendere ad una condizione di maggior complessità e quindi stabilità, obbligandoci ad investire ulteriore energia per “fermarlo”.

Un classico esempio di Successione Ecologica, è quello che è possibile scorgere negli ambienti urbani. Infatti, nonostante ci impegniamo a cementificare ogni angolo delle nostre città, il sistema tenterà sempre a ripristinare delle condizioni di maggior diversità biologica.

 

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Le erbe dei marciapiedi nel “disperato” tentativo di creare delle condizioni ambientali migliori per le specie che seguiranno.

 

Tornando all’agroecosistema, è chiaro che tenderà naturalmente alla complessità, ma tale tendenza in agricoltura, viene contenuta dall’utilizzo degli agrochimici e dalle lavorazioni. Risulta allora importante, mantenere un buon livello di biodiversità ed assecondare la complessità naturale, per ridurre al minimo tali input, questo perchè per ogni serie di condizioni di stress, esisterà tutta una serie di alternative che conferiscono resilienza.

A questo proposito, bisogna mettere a bilancio alcune considerazioni, perchè se è vero che per singola coltura, la policoltura è meno produttiva della monocoltura, è vero invece che questo vantaggio risulterà solo nel breve termine. Infatti, è evidente come la modernizzazione abbia incrementato i livelli produttivi a breve termine, senza però rispettare i criteri di sostenibilità, equità, stabilità e produttività del sistema. Elementi imprescindibili per garantire la stabilità, non solo dell’agroecosistema, ma anche del contesto sociale in cui questo è inserito:

sostenibilità: capacità dell’agroecosistema di mantenere costante la produzione anche a seguito di stress ecologici e/o sociali, a lungo termine

equità: quanto i prodotti sono equamente distribuiti tra produttori e consumatori locali. Può essere intesa anche come equità nella distribuzione dei redditi

stabilità: fornire una produzione costante in determinate condizioni economiche e digestione.

produttività: intesa come il processo che  garantisce una determinata resa. Misura il tasso dell’aumentare del prodotto rispetto ad un parametro unitario.

 

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A confronto un agroecosistema a policoltura, rispetto ad uno a monocoltura. L’unica situazione più favorevole per la monocoltura, è quella relativa alla resa unitaria. (da Conway, 1985)

 

Definendo il concetto di sostenibilità come la capacità del sistema di mantenere una certa produttività nel tempo, è importante mantenere sotto osservazione l’agroecosistema per verificare che ciò accada. A questo fine, sono stati sintetizzati una serie di parametri utili a misurare queste perturbazioni:

Contaminazione delle risorse naturali

Qualità del paesaggio agrario

Produttività colturale: verifica dell’efficienza confrontando le rese ottenute, agli input investiti

Produttività del suolo: rispettare il MUS (massimo uso sostenibile), ovvero il tasso di rinnovamento del suolo. Il MUS è tanto più elevato quanto è profondo il terreno rispetto allo sviluppo radicale delle colture. La produttività, è influenzata dalla presenza di elementi nutritivi, dagli organismi viventi presenti, dal livello di contaminazione e dal tasso di erosione

Quantità e qualità dell’acqua di irrigazione: considerandone l’impatto ecologico e gestionale sull’agroecosistema

Densità e biodiversità degli insetti utili

Uso degli agrochimici: considerandone l’impatto anche agli ecosistemi vicini

Biodiversità genetica.

Quindi, l’agroecosistema deve allo stesso tempo raggiungere degli obbiettivi di sostenibilità produttiva e mantenere determinati livelli di sostenibilità ambientale. E’ proprio a questo livello che interviene l’Agroecologia. Questa la si può appunto definire come una pratica di compromesso all’interno della successione ecologica, che fornendo “sfogo” a parte del naturale flusso energetico del sistema, ne permette un controllo accettabile della stabilità, minimizzando così l’impiego di input per il suo mantenimento.

 

Per approfondimenti:

-Smith T.M. (2013). Elementi di Ecologia, ottava edizione, Milano-Torino, Pearson Italia

-Altieri M.A., Nicholls C.L., Ponti P. (2015). Agroecologia: Una via percorribile per un pianeta in crisi, Milano, Edagricole

-Conway G.R. (1985) – Agroecosystem analysis. Agri. Admin. 20: 1-30.

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